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C h i a r a B o c c o l a r i |
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La pittura della nostalgia
di Michele Fuoco
Celebra la bellezza serena e ridente del paesaggio la pittura di Chiara Boccolari che vive nel segno della memoria, della gioia dello sguardo sull’isola di Cres, in Croazia. Una terra che si identifica con il mare, le colline, la natura che l’artista di Castelvetro avverte come regno intatto, non contaminato. Momenti di commozione al più alto grado ritornano ogni qualvolta la giovane si pone di fronte alla tela, adeguando colori, dalle diverse tonalità, al senso di stupore che quei luoghi emanano. Così si configura un paesaggio di intensa nostalgia espresso in forme pacate, con una schiettezza di linguaggio che avvera un autentico incontro affettivo che Chiara ha avuto e continua ad avere con quelle località. La focalizzazione di alcuni particolari è avvertita come necessità per rendere appieno quella straordinaria realtà, per esaltare la bellezza del mare e del suo litorale, dove la natura si pone, con la vegetazione e il quieto distendersi delle acque, come elemento di comunione, di perfetto accordo con il contesto ambientale. E quei richiami palesi si nutrono di una tavolozza calda, esaltata da una luce avvolgente. Una tavolozza e un impianto compositivo che richiamano l’attento operare del bravo maestro Marco Grimandi, di cui la Boccolari è, da qualche anno, allieva, comprendendo le lezione in tutta la sua portata. Si passa dal porto dell’isola, di definizione formale, che configura la dimensione di un luogo capace di abbracciare il senso della vita quotidiana, a marine con il carattere magico di momenti fuggevoli registrati nel corso di una giornata, nell’accendersi di cromie estive o nella tenuità della luce durante le altre stagioni; dagli alberi in primo piano, tra le cui foglie filtra la luce solare, alle case di antica e composta costruzione che si pongono con discrezione nella struttura del quadro, senza turbare lo splendido panorama di cui fanno parte. Si avverte un amore smisurato per l’isola croata che trova una rispondenza anche in quadri di grandi dimensioni, dove ogni realtà viene ad essere il termine di rappresentazione dello spazio dell’anima. L’isola diventa un tema fondamentale, spesso ricorrente nella produzione dell’artista, ed è sostenuto da una variazioni di luci, di colori non materici, ma concreti nella loro sostanza emozionale, quasi ad assorbire l’intensità dei sentimenti, a trattenere la profondità di ricordi per quei luoghi, di fronte ai quali la Boccolari manifesta sempre meraviglia. Si individua in queste opere un percorso gioioso di creazione, anche quando l’artista pone lo sguardo sulla Grecia, cogliendo un “brano” di realtà che si fa racconto nella rappresentazione di un angolo di intimità familiare, dove ad un tavola e sedia si unisce la “parata” di polpi agganciati, come biancheria da asciugare, ad un filo. Un luogo tradotto con tanta cura, la stessa portata ad uno scorcio di Pavullo, durante una nevicata, esplorato con una sensibilità sottile che indica la semplicità delle esperienze che prendono valore e significato nella pittura di Chiara. Una pittura che esplode in abbaglianti inondazioni luminose per rendere un tramonto sul mare, o tocca esiti astratti nella libertà di articolazioni di segni e nella rifrazione e vibrazione della morbida luce di uno stagno che si offre ad un diverso recupero d’immagine. Evidente è il carattere intimistico di questa pittura che ama stabilire una comunione con le cose. E ciò si registra anche nelle sobrie nature morte (bottiglia e prugne in un recipiente di ceramica che si riflettono in uno specchio; frutti autunnali: melograno, mela e uva in un fruttiera; gli ingredienti per un buon pasto: spaghetti, aglio, prezzemolo e peperoncino), in una composizione fatta di carota, limone e peperoncini collocati su un piano di spazialità senza limiti e affidati ad un linguaggio semplice ed affettuoso che rifiuta ogni ricercatezza, ma pur sempre fondato su decisi elementi costruttivi necessari ad evidenziare la struttura della realtà, come emerge pure dal rapporto tra una candela e la figura in bronzo di Buddha che sembrano determinare un clima metafisico. Tutto si fa rapporto amoroso, compresi i vasi di gigli, narcisi e giacinti, quasi a suggerire la sottile sensibilità dell’artista che si confronta persino con la figura umana, con la consapevolezza dell’importanza di trovare riferimenti in noti maestri, come Pierre-Paul Prud’hon, da cui Chiara “preleva” un nudo in piedi per affidarlo ad un pastello su carta. La Boccolari non si sottrae ad un bisogno conoscitivo della buona tradizione locale. E con sincerità d’impegno e con umiltà si mette coraggiosamente in gioco, rendendo omaggio a Iris Cavallini, detta Cini, (Castelvetro 1907 – 1997), di cui prende lo spunto per realizzare un grande quadro, con la veduta del castello e parte del borgo antico. Un omaggio che permette di accostarci ad una pratica figurativa che non toglie significato al passato.
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